Destra Adige Lagarina

Attenzione a... vipere, vespe, api, calabroni e zecche

05.08.2013
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Estate: tempo di giornate all'aperto, di braciolate e pic nic sui prati, di escursioni in montagna. Per evitare contrattempi sgradevoli (e potenzialmente pericolosi) č opportuno perņ tenere presente qualche utile precauzione. Rispolveriamo quindi e mettiamo qui in evidenza alcune indicazioni riguardanti vipere e piccoli invertebrati, riassunte dagli esperti naturalisti del Museo Civico di Rovereto in un pratico vademecum.

 

 

VIPERE

COME RICONOSCERLE 
Caratteristiche: squame del capo piccole, numerose e sovrapposte, coda molto corta (6-7 cm), colorazione del corpo opaca (nei serpenti non velenosi - a parte la Natrice tessellata - il corpo si presenta lucido).

Le vipere sono timide ed elusive, difficili da scorgere nell'ambiente naturale. Sono lente nei movimenti e reagiscono mordendo solo quando si sentono in pericolo.


ABBIGLIAMENTO E COMPORTAMENTO CONSIGLIATI
Indossare calzettoni di cotone, meglio se coperti da un paio di calze di lana, pantaloni lunghi e larghi, scarponcini da trekking, o scarpe alte sulla caviglia e in pelle. Per escursioni brevi si consigliano gli stivali, mentre è meglio evitare pantaloni alla zuava e alla pescatora, tute aderenti, jeans a tubo o fuseaux.

Si consiglia di usare un bastone, perché anticipa la mano sul terreno in caso di raccolta di frutti di bosco o funghi e perché le vibrazioni sul terreno avvertono la vipera della nostra presenza facendola fuggire.


IL MORSO DELLA VIPERA

Può non essere facilmente riconoscibile: si presenta con due forellini, con uno soltanto o in alcuni casi è quasi invisibile. È importante riconoscere i sintomi.
Nel punto di inoculo: rapida comparsa di edema (gonfiore), arrossamento lungo i canali linfatici.
Dolore alle ghiandole linfatiche ascellari o inguinali.
A livello generale: abbattimento, vomito (talora), diarrea, coliche, dolori addominali, sete intensa, ipotensione, tachicardia.


TRATTAMENTO DI PRIMO INTERVENTO
Manovre quali l'incisione della ferita, la suzione, l'applicazione di lacci emostatici  a monte della sede di inoculazione non si sono dimostrate efficaci, perché spesso malcondotte e perché capaci di aumentare la diffusione del veleno, in gran parte trasportato attraverso il circolo linfatico.

La tecnica del bendaggio compressivo si è dimostrata la più efficace. Si tratta di bloccare o rallentare il circolo linfatico,  applicando una benda elastica a maglia fitta. La benda dovrà essere alta (7-10 cm) e lunga almeno 2,5  m. Si inizia il bendaggio dal punto di inoculo per proseguire distalmente (verso piede o mano) includendo l'estremità.
Si dovrà procedere all'ulteriore immobilizzazione dell'arto con l'applicazione di una stecca mantenuta in posizione da un'altra benda. Un bendaggio ben eseguito è sufficientemente confortevole e deve  essere mantenuto in sito fino a raggiungere il più vicino pronto soccorso.  L'intossicazione da veleno di vipera è multipla e complessa e 
costituisce un'emergenza medica che richiede strutture e personale qualificati.

Tranquillizzare il soggetto colpito (l'attività muscolare facilita l'assorbimento del veleno)Lavare e disinfettare bene  la parte colpita (non usare alcool).
Mai somministrare sostanze alcoliche o superalcoliche; bere invece acqua, bibite o tè.
Evitare di  raffreddare la parte colpita con ghiaccio (si può aggravare la sofferenza locale dei tessuti)

 



VESPE, API, CALABRONI
Calabroni, vespe e api, insetti imenotteri comuni nelle nostre aree geografiche,  in caso di puntura  inoculano veleno che può rappresentare un pericolo in soggetti  sensibili.


CALABRONI
Sono chiamate anche  vespe rosse, per via della colorazione
quasi aranciata.
Caratteristiche: lunghi 3-4 cm, hanno  l'abitudine di formare numerose colonie in ambienti naturali e urbani

I luoghi preferiti sono: sottotetti,  cassonetti delle tapparelle, sottogrondaie, edifici abbandonati, tronchi cavi.

Si nutrono delle  sostanze zuccherine della frutta; il nido può ospitare anche mille individui.

In genere pungono solo se si sentono minacciati o nel caso di minacce alla colonia.

La puntura è dolorosa, e può essere ripetuta perché il pungiglione è liscio.


VESPE

La vespa comune è facilmente riconoscibile per l'addome liscio, il corpo allungato e snello, e la presenza di vistose bande giallo-nere sull'addome.
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Utilizzano il pungiglione per difendersi, ed essendo liscio come nei calabroni, può essere usato ripetutamente.

La sua presenza è in aumento nei centri urbani a causa dell'abbondanza di immondizia e rifiuti organici. Si rinviene spesso sui bordi delle lattine in presenza di  sostanze dolci, di cui è ghiotta.  
La  puntura è molto dolorosa e pericolosa soprattutto se colpisce parti del corpo come la bocca o la gola o nel caso di sensibilità al veleno.
In caso di presenza di vespe nell'abitacolo della macchina, è consigliabile fermarsi in sicurezza e farle uscire.


API
Animale noto universalmente  per la  produzione di miele, polline, cera, pappa reale e propoli, è  molto utile per l'impollinazione

L'ape è un animale tranquillo e la sua aggressività si manifesta solo in prossimità dell'arnia.

La puntura risulta dolorosa e il pungiglione, che a differenza di quello di calabroni e vespe è seghettato, si distacca dall'addome portando l'ape a morte sicura, rimanendo conficcato nella pelle del soggetto punto.

In caso di puntura nei pressi di un'arnia la cosa migliore è allontanarsi velocemente, dato che l'ape produce un feromone d'allarme che richiama le sue compagne.

Il pungiglione va tolto immediatamente, cercando di  sfilarlo di lato evitando di comprimere la sacca velenifera.
La permanenza in loco del pungiglione mette in circolo una maggior quantità di veleno a causa delle contrazioni peristaltiche


SHOCK ANAFILATTICO
Nei casi più gravi, se il soggetto punto è particolarmente sensibile al veleno degli imenotteri, si può manifestare una razione pericolosa conosciuta come SHOCK ANAFILATTICO.

Le manifestazioni che preludono lo shock anafilattico sono: sudorazione intensa , prurito, orticaria, edema della zona colpita,  difficoltà respiratorie, ipotensione.

In caso di presenza dei sintomi, raggiungere il più vicino pronto soccorso. Se ci si trova particolarmente lontani da strutture d'emergenza, non esitare a chiamare il 118.





FLEBOTOMI
Negli ultimi anni anche dalle nostre parti si è fatta sentire la presenza dei flebotomi, i cosidetti pappataci, zanzarine attive al crepuscolo e di notte. Sono insetti molto piccoli (al massimo 3 mm di lunghezza), di colore biancastro o nero, pelosi.
Caratteristica la "gobba" e l'angolo che le ali formano con l'addome. A differenza delle vere zanzare, le loro larve sono terrestri e gli ambienti di sviluppo sono costituiti da foglie secche, spoglie di altri insetti, feci di roditori ecc., in presenza di forte umidità. Gli insetti alati (adulti) si rifugiano di giorno in luoghi relativamente freschi e umidi come abitazioni, cantine, stalle, grotte, fessure varie, vegetazione, buchi degli alberi, di muri di scarpa, in tane di roditori e nei nidi di uccelli.
Come nelle altre zanzare, solo le femmine pungono l'uomo a altri animali, per procurarsi il nutrimento necessario alla maturazione delle uova. Delle quattro specie presenti in Trentino, tre pungono l'uomo. Di queste, le due più frequenti, Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus neglectus, lo pungono fuori delle abitazioni e vi rimangono per digerire il sangue e per far maturare le uova. La prima specie può trasmettere ai cani e all'uomo l'agente della leishmaniosi viscerale, di cui i cani rappresentano il serbatoio. La possibilità di trasmissione da parte della seconda specie è, in Italia, solo sospetta. La terza specie,  Phlebotomus papatasi, che vive all'interno delle abitazioni, è ancora poco frequente in Trentino e non ha importanza sanitaria.
I flebotomi sono diffusi in Trentino nelle zone più calde, come quella di Arco, Avio e la zona gardesana e il periodo di maggiore attività e di sviluppo delle popolazioni di questi insetti va da fine giugno a settembre. Come misura di profilassi appare importante applicare ai cani collari protettivi contro la puntura dei flebotomi, che prevenendo l'insorgenza di nuovi casi di leishmaniosi canina ha effetti indiretti sull'insorgenza, peraltro assai limitata, di casi di leishmaniosi umana. Per ridurre la densità dei flebotomi sono utili opere di bonifica ambientale, per eliminare le cause che favoriscono il loro sviluppo larvale in aree urbane e periurbane.

Come protezione individuale sono utili i repellenti chimici e l'evitare di soggiornare all'aperto di notte in estate nelle zone a maggiore densità di flebotomi. Contro Phlebotomus papatasi bastano i comuni insetticidi domestici.





ZECCHE
Le zecche sono ARTROPODI, animali invertebrati provvisti di un esoscheletro contenente "Chitina" e di zampe articolate. Sono parassiti di molti animali e dell'uomo, si nutrono di sangue (ematofagi) per cui sono dotati di un apparato buccale, detto comunemente rostro, che gli consente di rimanere saldamente aggrappati all'ospite.

Sono potenziali vettori di protozoi, batteri, virus e rickettsie.

L'habitat comune è costituito da ambienti boschivi cespugliosi con vegetazione bassa e substrato ricco di foglie. La maggior concentrazione la troviamo in ambienti umidi e ombreggiati.

L'espansione della popolazione di zecche in ambienti suburbani e l'espansione dell'ambiente suburbano in boschi, prati e aree circostanti hanno messo l'uomo e gli animali domestici a stretto contatto con questi parassiti.
I sentieri poco battuti diventano spesso luogo di incontro con la ZECCA attraverso il passaggio di animali selvatici e micromammiferi.


ABBIGLIAMENTO E COMPORTAMENTO CONSIGLIATI
Indossare vestiario di colore chiaro che copra le gambe e le braccia, possibilmente resistente agli strappi. Calzature alte per proteggere le caviglie. Consigliato l'uso di guanti nel caso di raccolta di frutti o il recupero di selvaggina. La colorazione chiara facilita l'individuazione delle ZECCHE.
L'uso di repellenti va ripetuto ogni 3-4 ore.
Buona regola è quella di camminare in aree pulite o in mezzo ai sentieri, per evitare il contatto diretto con la vegetazione.
Molto importante dopo un'escursione è l'attenta ispezione del corpo per indivduare la presenza di zecche.


LA PRESENZA DELLA ZECCA
Se una zecca ci ha punto, la cosa più importante è rimuoverla il più rapidamente possibile per limitare il tempo a disposizione per la trasmissione di agenti di malattia o neurotossine. Lo strumento più efficace per l'asportazione è una pinzetta a punta fine. Evitate di stordire con sostanze varie o uccidere l'animale prima della rimozione: potrebbe attivare un'azione riflessa di rigurgito con aumentati rischi di infezione.
Le ZECCHE devono venire afferrate il più possibile vicino alla cute senza strappi eviolenti per evitare che parte dell'animale rimanga nella cute. Procedere in maniera delicata ma decisa. È poi buona norma consultare il proprio medico di fiducia.

Dopo aver tolto l'animale, disinfettare bene la parte evitando disinfettanti colorati che impedirebbero di individuare sulla cute reazioni significative in relazione ad alcune malattie trasmissibili dalle zecche.
Nel punto in cui viene rimossa la zecca spesso si sviluppano una crosta e un piccolo nodulo, dovuti alla reazione infiammatoria nei confronti della saliva dell'artropode e non, come erroneamente si può credere, al fatto che la testa o parte dell'apparato buccale rimanga nella cute.


ANIMALI DOMESTICI
Oltre alla pulizia e al  costante controllo, è importante l'uso regolare sugli animali da compagnia di prodotti repellenti e di antiparassitari (spray, collari, gocce) datati di attività acaricida.

 


Per approfondire:  su Sperimentarea.tv , la web tv del Museo Civico di Rovereto, è disponibile per la libera visione il video:

 
 
Cambiamenti climatici, tutela della Biodiversità e salute